Gravidanza · ostetrica

Perchè seguire un Percorso di Accompagnamento alla Nascita fuori dall’Ospedale

 

  • Perchè questi incontri non sono delle “lezioni” didattiche, sono dei momenti di condivisione e di crescita personale e di coppia
  • Perchè questi incontri servono ad attivare le risorse presenti nella donna e nel compagno, aiutandoli a capire quali sono i loro reali bisogni
  • Perchè questi incontri non “preparano” con delle metodologie statiche, ma attivano le conoscenze di ciascuno attraverso giochi, utilizzo di immaginazione, condivisione
  • Perchè questi incontri permettono di capire quali aspettative si hanno rispetto la nascita e quale può essere il luogo del parto che più si adatta alle proprie esigenze
  • Perchè sono ad orari rispettosi della vita lavorativa di future madri e futuri padri
  • Perchè l’uomo è protagonista, insieme alla donna ed al suo bambino, e non spettatore: scopriremo insieme quale è il suo ruolo e la sua fondamentale importanza
  • Perchè non parleremo solo del momento del parto, ma anche della gravidanza, delle emozioni nella coppia, dei cambiamenti di uomo, donna e bambino. Grande tempo sarà dedicato anche al ritorno a casa e alla scoperta dell’allattamento
  • Perchè si condividono le proprie paure ed i propri vissuti in un gruppo che vive la stessa esperienza: anche gli altri hanno le nostre stesse emozioni!
  • Perchè si ride, si scherza, ci si commuove e si può riflettere imparando ad affrontare questo percorso in modo più sereno e consapevole.
  • Perchè abbiamo il bisogno di essere guardati in modo diverso, di non essere un numero tra tanti, ma di essere valorizzati nella propria unicità per comprendere meglio ciò che accade ed agire in modo consapevole.

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Tra l’altro se con l’ostetrica c’è una buona sinergia si può avere anche la possibilità di richiedere l’accompagnamento al travaglio e al parto: ovvero di averla con voi nel momento della nascita del vostro piccolo. Questa presenza potrà essere un punto di riferimento anche in puerperio e in allattamento.

 

Per maggiori info… contattatemi!

Ostetrica Stefania

Gravidanza

Sfatiamo un Mito: la Curva Glicemica!

Non posso veramente contare il numero di volte in cui mi è stato detto “Ho dovuto fare la curva glicemica, sai un controllo di routine. Ma che sapore terribile!”.

Benissimo, questa è una delle cose che mi sono stufata di sentire.
Chiariamoci bene, non per le mamme, che pensano che sia davvero necessaria per accertarsi del benessere del proprio bambino, ma per i professionisti che fanno passare questo test di screening come necessario e panacea di tutti i mali.

Non lo dico io, che non è indicato di routine, ma le Linee Guida del Sistema Sanitario Italiano, che, a rigor di logica, dovrebbero essere seguite per evitare alle mamme procedure non necessarie.

Cominciamo con il descrivere l’obiettivo per il quale viene consigliata la curva glicemica, ovvero la diagnosi di Diabete Gestazionale.
Ma che cos’è questa patologia? Non è nient’altro che un intolleranza al glucosio, scoperta per la prima volta in gravidanza, che può essere di entità differente e che, nella maggioranza dei casi, si risolve dopo il parto.

Seguendo le linee guida italiane notiamo che è indicata UNA misurazione della glicemia plasmatica, in tutte le donne che non ne abbiano una documentazione precedente. Se il risultato dovesse essere oltre la norma si provvederà a fare delle analisi per avere una diagnosi certa.

Quando nella prima visita della gravidanza, l’ostetrica o il ginecologo fanno l‘anamnesi si informano riguardo ai fattori di rischio per questa patologia e in base a questi dovrebbero programmare l’assistenza. Ora mi spiego meglio…

La curva glicemica è indicata SOLO per mamme con fattori di rischio per il Diabete Gestazionale. A seconda della tipologia di questi si consiglia la curva glicemica a diverse epoche gestazionali.

A 16-18 settimane in caso di questi fattori:

  • diabete gestazionale in una gravidanza precedente
  • indice di massa corporea  ≥30
  • riscontro, prima della gravidanza, di valori di glicemia compresi fra 100 e 125 mg/dl (5,6-6,9 mmol/l).

A 24-28 settimane di età gestazionale, alle donne con almeno una delle seguenti condizioni:

  •  eta ≥35 anni
  •  indice di massa corporea pregravidico ≥25 kg/m2
  •  bambino nato da una gravidanza precedente con un peso ≥4,5 kg
  •  diabete gestazionale in una gravidanza precedente
  •  anamnesi familiare di diabete (parente di primo grado con diabete tipo 2)
  •  famiglia originaria di aree ad alta prevalenza di diabete: Asia meridionale, Caraibi, Medio Oriente.

Nel caso dopo tutti gli accertamenti ci sia la diagnosi di Diabete Gestazionale è importante rassicurare la mamma: nella maggioranza delle donne questa patologia viene tenuta nei limiti grazie a modifiche della dieta e all’attività fisica, solo in caso queste non bastassero si dovrebbe iniziare una terapia adeguata.
Se una mamma ha il Diabete Gestazionale è importante che monitori la glicemia , cercando di mantenerla nei range di sicurezza per la tutela sia di sè stessa che del piccolo.

Un piccolo consiglio, per le gestanti  che devono sottoporsi alla curva glicemica: non mangiate cibi troppo complessi o troppo calorici nei giorni precedenti alla misurazione.
In gravidanza si ha di base una maggior predisposizione ad un rialzo della glicemia, proprio a causa degli ormoni presenti e se si evitano cibi troppo calorici riusciamo a diminuire la possibilità di falsi positivi.
In bocca al Lupo!

Ostetrica Stefania

Bibliografia:

LG Assistenza alla Gravidanza Fisiologica, 2011, ISS.
Potrete trovarle a questo link.