Gravidanza · ostetrica

Perchè seguire un Percorso di Accompagnamento alla Nascita fuori dall’Ospedale

 

  • Perchè questi incontri non sono delle “lezioni” didattiche, sono dei momenti di condivisione e di crescita personale e di coppia
  • Perchè questi incontri servono ad attivare le risorse presenti nella donna e nel compagno, aiutandoli a capire quali sono i loro reali bisogni
  • Perchè questi incontri non “preparano” con delle metodologie statiche, ma attivano le conoscenze di ciascuno attraverso giochi, utilizzo di immaginazione, condivisione
  • Perchè questi incontri permettono di capire quali aspettative si hanno rispetto la nascita e quale può essere il luogo del parto che più si adatta alle proprie esigenze
  • Perchè sono ad orari rispettosi della vita lavorativa di future madri e futuri padri
  • Perchè l’uomo è protagonista, insieme alla donna ed al suo bambino, e non spettatore: scopriremo insieme quale è il suo ruolo e la sua fondamentale importanza
  • Perchè non parleremo solo del momento del parto, ma anche della gravidanza, delle emozioni nella coppia, dei cambiamenti di uomo, donna e bambino. Grande tempo sarà dedicato anche al ritorno a casa e alla scoperta dell’allattamento
  • Perchè si condividono le proprie paure ed i propri vissuti in un gruppo che vive la stessa esperienza: anche gli altri hanno le nostre stesse emozioni!
  • Perchè si ride, si scherza, ci si commuove e si può riflettere imparando ad affrontare questo percorso in modo più sereno e consapevole.
  • Perchè abbiamo il bisogno di essere guardati in modo diverso, di non essere un numero tra tanti, ma di essere valorizzati nella propria unicità per comprendere meglio ciò che accade ed agire in modo consapevole.

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Tra l’altro se con l’ostetrica c’è una buona sinergia si può avere anche la possibilità di richiedere l’accompagnamento al travaglio e al parto: ovvero di averla con voi nel momento della nascita del vostro piccolo. Questa presenza potrà essere un punto di riferimento anche in puerperio e in allattamento.

 

Per maggiori info… contattatemi!

Ostetrica Stefania

Dopo il Parto · Gravidanza · Salute al Femminile

Un pensiero a chi come ME…

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Oggi è una giornata di sole fuori…ma dentro?!

Il mio pensiero va alla situazione mia e delle mie colleghe libere professioniste, che come me si trovano tutti i giorni a rischiare di affogare.

Affogare per cosa?

Affogare per l’INPS che ci costa un salasso (più di 800 euro a trimestre).

Affogare per pagare le tasse e tutte le spese di gestione della nostra professione (commercialista, benzina, manutenzione auto ecc).

Affogare per pagare le sale che ci ospitano il cui costo è, nella maggior parte dei casi, esageratamente alto.

Affogare per trovare nuove partecipanti ai corsi.

Affogare perchè le persone annullano all’ultimo, oppure partecipano ad una parte di corso, senza pagare.

Affogare perchè ci sono colleghe, che illegalmente ed in nero, fanno il nostro stesso lavoro a prezzi esageratamente bassi.

Affogare perchè ci sono ospedaliere o del consultorio che oltre al loro stipendio fisso illegalmente fanno le libere professioniste agganciando le donne durante le loro ore lavorative.

Affogare perchè abbiamo una formazione continua da sostenere, il cui costo è parecchio alto.

Affogare perchè una manicure dall’estetista viene preferita alla nostra assistenza.

Affogare perchè ci sono altre classi di lavoratori che fanno il nostro, senza avere la medesima professionalità o competenza e ovviamente a costi minori.

Affogare perchè tra colleghe non c’è comunicazione e sostegno, ma solo pretese e recriminazioni.

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Dopo il Parto · Gravidanza · Salute al Femminile

Quando le Parole Distruggono…

morguefile.com

“Ci penso io, tu non hai esperienza”

“Non sei capace, fai fare a me”

“Cosa vuoi capire tu, lascia fare a me”

“Si ma devi spingere con un pò di forza… Cosa credi di fare così?”

“Non spingi bene. Dobbiamo fare il Cesareo”

“Hai fatto l’epidurale? E’ troppo comodo così!”

“Adesso facciamo un taglietto, così nasce in fretta questo bimbo!”

“Il tuo seno è piccolo, non hai latte”

“Il bambino piange, lo fai soffrire… Dai l’artificiale!”

“Riprendi a lavorare presto? Povero tuo figlio…”

“Non lo allatti? Essi che lo fanno tutte…”

“Il tuo latte è acqua!”

“Lo allatti ancora? Non vedi che ti diventa viziato?”

Le parole sono armi. Utilizzate in modo indebito possono “uccidere” la fiducia di una madre nelle proprie capacità.
Prima di sputare sentenze facciamo un passo indietro e consideriamo il quadro generale.
Consideriamo l’amore che quella donna prova nei confronti del suo piccolo.
Guardiamo le sue occhiaie, la sua preoccupazione, la sua fragilità e la sua potenza.
E poi parliamo… Sicuramente diremo qualcosa di più sensato.

Questo ragionamento è per le amiche, per le sorelle, per le madri e le suocere.
Mi spiace dirlo, ma questo ragionamento è rivolto soprattutto agli operatori sanitari, ostetriche in prima fila, che troppo spesso non curano la loro comunicazione.

In ogni donna c’è una bambina che ha bisogno di ascolto e comprensione, non maltrattiamola, non facciamola sentire sola e sbagliata.

Basta Poco.
Lo dico con tutto il cuore: fa male sentire raccontare queste storie di violenza verbale.

Ostetrica Stefania

Cure Naturali · Dopo il Parto · Gravidanza · Salute al Femminile

Reboziamoci!

La scorsa settimana ho frequentato un Workshop per imparare l’utilizzo del Rebozo.

Il Rebozo è una fascia lunga messicana, molto simile alle fasce lunghe rigide per portare i piccoli.  E’ una bellissima striscia di tessuto colorato, molto a spesso rigato che viene utilizzata per molteplici scopi, il più “famoso” è il massaggio.
Le dimensioni del rebozo sono di 2 metri e mezzo, circa, e 70 cm di larghezza, queste dimensioni sono l’ideale a livello di comodità nell’utilizzo e nella pratica del massaggio.

Questa fascia viene usata molto dalle ostetriche messicane nell’accompagnare le donne, sia in gravidanza, che durante il parto che in puerperio. Molto spesso viene proposto alla gestante un massaggio direttamente dopo la visita fatta dall’ostetrica per aiutarla a rilassare e a scaricarsi dello stress della vita quotidiana.

E’ possibile ricevere dei massaggi specifici per la correzione di alcune problematiche in gravidanza ed travaglio, ma questa è una pratica che possono proporre solo le ostetriche, quindi fate attenzione a chi vi affidate.

Esiste poi questo bellissimo massaggio, che io definirei quasi un rito, che è quello di chiusura. Deriva da una tradizione messicana e viene offerto alle mamme dopo il parto, generalmente nel primo mese dopo la nascita del piccolo. Consiste nello stringere e massaggiare tutto il corpo della neo mamma per permetterle rilassamento e per farla riposare.
Pur non essendo una neo mamma ho ricevuto questo massaggio ed è stato veramente rilassante: mi sono sentita coccolata  e contenuta, ho sperimentato un grandissimo senso di abbandono e sono entrata maggiormente in contatto con me stessa.

Esiste anche un massaggio dalla testa ai piedi che  si può ricevere in ogni periodo della vita e che può essere donato sia a donne che a uomini. Anche con questo, attraverso l’uso della fascia e del movimento, è possibile ricevere un bellissimo senso di rilassamento. Questa tipologia è molto indicata, a mio parere, a chiunque viva periodi di particolare stress e abbia bisogno di ritagliarsi del tempo da dedicare alla cura del proprio corpo e della propria mente.

Mammine della Brianza e non solo, se siete interessate a ricevere un massaggio con questa tecnica contattatemi! Io vi aspetto!

Ostetrica Stefania

rebozo righe

Dopo il Parto · Gravidanza

Enjoying the small things

Ieri sera ho conosciuto una nuova coppia: abbiamo iniziato un piccolo corso su travaglio, parto ed allattamento a domicilio.
Una serata molto piacevole, trascorsa a chiacchierare,a toccare la pancia della mammina,a sentire le nostre ossa e a conoscere un pò meglio come funziona il proprio corpo.

Questo futuro papà ha per la prima volta sperimentato il massaggio al pancione.
“Come faccio?” mi chiede.
Io gli ho sorriso, gli ho messo qualche goccia di olio di mandorle sulle mani, mani grandi, mani da papà e gliele ho appoggiate sul pancione. Da li è iniziato uno splendido momento di relax, per lui, per la sua compagna e per la piccolina, che è stata un pochino in ascolto e che poi ha iniziato a partecipare anche lei, con calcetti e movimenti i risposta al massaggio del papà.

Quando sto per andarmene si scusano per essersi dilungati troppo: sono le 23.10 minuti. Ovviamente per me non c’è problema, è il mio lavoro! Stare a casa delle coppie, la sera, la mattina, la domenica non è un peso. Avviene tutto col sorriso sulle labbra e un pò di leggerezza nel cuore.

Si dice che durante l’Università il carattere di una persona si formi. Devo ringraziare il destino che mi ha portata a diventare Ostetrica: l’iscrizione a quella facoltà era un caso, la scelta di proseguire e metterci tutta me stessa è stata naturale.
Da impaziente, quando lavoro divento paziente, sorridente e disposta all’ascolto. Probabilmente chi mi ha conosciuta a 18 anni non mi riconoscerebbe vedendomi lavorare, proprio perchè vedere ogni giorno la Vita mi ha cambiata.

Una docente universitaria una volta ci ha detto che noi non siamo Ostetriche, noi Facciamo le Ostetriche. Cara docente, spero tu stia leggendo le mie parole, perchè come allora ribadisco io sono un’Ostetrica! Non riesco a spegnere e ad accedere l’interruttore da ostetrica a ragazza degli anni 2000 a comando. Quando sono a casa, quando esco, quando vado a fare shopping vedo tutto con gli stessi occhi.
Amo ogni bambino che zampetta qua e la ai giardinetti, mi si illuminano gli occhi al vedere un pancione, cerco di fare informazione riguardo alle malattie sessualmente trasmesse alle cene tra amici… Cara docente, sarà patologico, ma per me è così (credo lo sia per la maggior parte delle mie colleghe: quando ci troviamo in gruppo si parla solo di corsi, nascite, consulenze, vagine, seni, capezzoli,  uteri e compagnia bella; il tutto ad alta voce ovviamente).

Immagine tratta da Spiritual Midwifery

Devo ringraziare questo lavoro se sono felice vedendo un uomo e una donna in attesa della nascita del loro “miracolo”.
Devo ringraziare questo lavoro se quando vedo una notte stellata mi fermo e rimango a guardare il cielo, col naso puntato all’insù.
Devo ringraziare questo lavoro se a volte mi perdo durante le visite, assieme alla mamma, a osservare il suo piccolo che dorme.
Devo ringraziare questo lavoro se ho imparato ad attendere in silenzio. Attendere per cosa? Per una risposta, per una azione, per una nascita.
Devo ringraziare questo lavoro se non ho più paura di conoscere il mio corpo, i suoi cicli, il suo perfetto oscillare e mutare.
Devo ringraziare questo lavoro per la possibilità di passare delle intere giornate con i bambini: giocando e divertendomi con loro.
Devo ringraziare questo lavoro per farmi conoscere ed entrare nella vita di tantissime persone diverse.

Devo ringraziare questo lavoro per avermi insegnato ad apprezzare le piccole cose.

Ostetrica Stefania

Dopo il Parto · Gravidanza

Storia di una Nascita

Era Venerdì, di primo pomeriggio.
Ricevo una telefonata “Credo che sia arrivato il momento, ho contrazioni sono forti ma non credo siano quelle giuste. Puoi venire a casa così mi metto nella vasca da bagno?”.

Faccio una doccia veloce, ripassando mentalmente tutto quello che posso fare per aiutare questa mamma a dare alla luce la sua bambina. Mi metto in macchina felice ed entusiasta per la nuova vita che sto per accogliere.

Arrivo a casa, vedo la futura mamma, sembra un pochino stanca, ma sorride. Sembra già raggiante. Subito le tocco la pancia, sento come è messa la piccola, che si muove tutta agitata. Ascolto il suo cuoricino: allora non avevo il cercabattiti elettrico, ma solamente lo stetoscopio di Pinard, con questo strumento, un pò ancestrale, sento che la piccola sta benissimo.

Stetoscopio di Pinard

Andiamo nella vasca da bagno, il brucia essenze sparge un profumo di lavanda. Le persiane sono semichiuse, c’è pace, silenzio e concentrazione. Fino alla contrazione: arriva, il suo viso cambia, si tocca la pancia e respira più velocemente.
Poi passa. Intanto chiacchieriamo, del più e del meno. Arriva la contrazione ci fermiamo, passa ricominciamo a chiacchierare.

Siamo ancora nella fase dei prodromi: il corpo della mamma e la bambina stessa si stanno preparando. Siamo nella fase dell’attesa. Chiedo se vuole chiamare suo marito, per avere ancora più conforto. Preferisce aspettare che torni a casa da lavoro “C’è tempo”, dice.

Il tempo passa le contrazioni incalzano, sempre di più. Lei sorride e chiacchiera di meno: è più concentrata. Esce dalla vasca dopo parecchio tempo, stava troppo bene li. Stiamo nel salotto per quello che sembra pochissimo tempo, fino a che torna il marito.

Prepariamo le cose dell’ospedale: oramai ci siamo, tra poco o molto tempo dovremo andare. Si muove molto lentamente intervallando gesti a pause, per le contrazioni.
Siamo in salotto di nuovo, lei vuole rimanere in ginocchio appoggiata con il busto al divano. Le massaggio la zona lombare, dopo poco il marito vuole fare qualcosa: lascio a lui il compito di aiutarla con dei massaggi, io preparo qualcosa da mangiare per tutti.

Il cuoricino della bimba va sempre bene, lo ascolto io e lo faccio sentire anche al papà, che quasi non vuole questa possibilità. Troppe emozioni.
Sbocconcelliamo qualcosa, noi con maggiore appetito, lei invece molto meno volentieri: le contrazioni incalzano, siamo quasi in travaglio.

Più volte mi chiede di visitarla, ma io le dico che possiamo ancora aspettare: il suo corpo comunica. Passa mezz’ora: dopo le sue richieste decido di assecondarla, la visito. Cervice appianata, dilatazione 2 – 3 cm. Ci siamo, secondo i canoni ostetrici “classici” è in travaglio.

Stiamo ancora un pò a casa, lei sta così bene sul tappeto del suo salotto. Sente l’esigenza di alzarsi, abbraccia suo marito e arriva un altra contrazione. Stanno li così abbracciati a dondolare, sembra quasi una danza.
Si vede che il dolore è cambiato: è intenso e non lascia spazio a parole o a gesti. La concentrazione di tutti è su quello.
Una pausa, subito un’altra contrazione e così via. Sono regolari.

Andiamo in ospedale. Durante il tragitto penso a come la Natura sia splendida: questa donna ha atteso il ritorno del suo compagno per iniziare a travagliare.
In ospedale fanno subito la visita, fidandosi di me per quanto riguarda la valutazione delle contrazioni. L’ostetrica in turno sostiene che questa donna non è in travaglio, le sembra troppo tranquilla. Lo specializzando fa un’altra visita, secondo lui è in travaglio. Entrambi sono d’accordo con la mia visita: dilatazione di 3 cm.
Contrazioni intense subito dopo scesa dal lettino, si rompe il sacco amniotico e iniziano dei conati di vomito.

Ora concordiamo tutti: è travaglio! Andiamo in una delle sale parto, dove arriva una delle ostetriche che mi hanno insegnato di più durante l’università. La rispetto immensamente.
Lei mi lascia carta bianca, quindi lascio fare alla donna.
Dopo un quarto d’ora sembra evidente che le contrazioni sono fin troppo vicine. Per rallentarle un pochino e dare tempo alla piccola di abituarsi al travaglio utilizziamo la vasca.

Dopo qualche minuto di acqua e massaggi la donna mi guarda con aria birichina:”Hai messo dell’anestetico sulla mia schiena”.
“No è l’effetto dell’acqua”
“Impossibile”
Arriva un’altra contrazione che non lascia più possibilità di parlare della schiena.

E’ passata un’ora e quindici minuti dall’arrivo in ospedale. Ogni tanto dice di non sapere se ce la farà a sopportare ancora, ma resiste. Respira forte e muove i fianchi, lui la tiene per una mano, per la prima volta mi sembra spaventato.

“Sento spingere”
“Lascia fare alla bambina, prova a sentire cosa ti dice di fare”
Arriva un’altra contrazione: “Spinge, lei spinge!”

Anche senza la visita io e l’altra ostetrica siamo d’accordo: molto probabilmente la dilatazione è completa. Aspettiamo qualche minuto ed intanto ascoltiamo il cuore della bambina. Ci sembra che ci sia qualche decelerazione.

L’altra ostetrica decide fare uscire donna dalla vasca, così da poter mettere il tracciato per sentire il cuoricino in continuo (putroppo in quella sala parto non c’era lo strumento resistente all’acqua).
Ad ogni contrazione la donna spinge e la testina affiora dai genitali. Essendo un primo parto, giustamente, la bambina ci mette un pochino di tempo a fare spazio per nascere.

Passa qualche contrazione, poi finalmente arriva LA contrazione: la mamma spinge con tutta la sua forza. E’ nata la testina della bambina, senza episiotomia. L’ostetrica assiste la nascita della bambina, che nasce vigorosa, tonica e vivace.

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Dipinto di AmandaGreavette

Subito la mamma la stringe tra le braccia, il papà piange, io cerco di non commuovermi, ma è difficile. Sono così fiera di questa coppia: della loro forza, della loro costanza, della loro fiducia e del loro amore.
Sono fiera anche della ranocchietta che è appena nata: strilla un pò e fa dei versetti tipo maialino. Dopo poco si tranquillizza, è stata tosta anche lei, come la sua mamma.

Queste storie di nascita sono una realtà: lasciamoci guidare dall’istinto, fidiamoci di più di noi stesse e di chi ci sta vicino. Il nostro corpo ci aiuta, lasciamolo fare.

Ostetrica Stefania

PS: alle colleghe dico che questo racconto è stato scritto per le donne, quindi non utilizzo la terminologia specifica di proposito, non perchè non la conosco 😉 .

 

Gravidanza

Sfatiamo un Mito: la Curva Glicemica!

Non posso veramente contare il numero di volte in cui mi è stato detto “Ho dovuto fare la curva glicemica, sai un controllo di routine. Ma che sapore terribile!”.

Benissimo, questa è una delle cose che mi sono stufata di sentire.
Chiariamoci bene, non per le mamme, che pensano che sia davvero necessaria per accertarsi del benessere del proprio bambino, ma per i professionisti che fanno passare questo test di screening come necessario e panacea di tutti i mali.

Non lo dico io, che non è indicato di routine, ma le Linee Guida del Sistema Sanitario Italiano, che, a rigor di logica, dovrebbero essere seguite per evitare alle mamme procedure non necessarie.

Cominciamo con il descrivere l’obiettivo per il quale viene consigliata la curva glicemica, ovvero la diagnosi di Diabete Gestazionale.
Ma che cos’è questa patologia? Non è nient’altro che un intolleranza al glucosio, scoperta per la prima volta in gravidanza, che può essere di entità differente e che, nella maggioranza dei casi, si risolve dopo il parto.

Seguendo le linee guida italiane notiamo che è indicata UNA misurazione della glicemia plasmatica, in tutte le donne che non ne abbiano una documentazione precedente. Se il risultato dovesse essere oltre la norma si provvederà a fare delle analisi per avere una diagnosi certa.

Quando nella prima visita della gravidanza, l’ostetrica o il ginecologo fanno l‘anamnesi si informano riguardo ai fattori di rischio per questa patologia e in base a questi dovrebbero programmare l’assistenza. Ora mi spiego meglio…

La curva glicemica è indicata SOLO per mamme con fattori di rischio per il Diabete Gestazionale. A seconda della tipologia di questi si consiglia la curva glicemica a diverse epoche gestazionali.

A 16-18 settimane in caso di questi fattori:

  • diabete gestazionale in una gravidanza precedente
  • indice di massa corporea  ≥30
  • riscontro, prima della gravidanza, di valori di glicemia compresi fra 100 e 125 mg/dl (5,6-6,9 mmol/l).

A 24-28 settimane di età gestazionale, alle donne con almeno una delle seguenti condizioni:

  •  eta ≥35 anni
  •  indice di massa corporea pregravidico ≥25 kg/m2
  •  bambino nato da una gravidanza precedente con un peso ≥4,5 kg
  •  diabete gestazionale in una gravidanza precedente
  •  anamnesi familiare di diabete (parente di primo grado con diabete tipo 2)
  •  famiglia originaria di aree ad alta prevalenza di diabete: Asia meridionale, Caraibi, Medio Oriente.

Nel caso dopo tutti gli accertamenti ci sia la diagnosi di Diabete Gestazionale è importante rassicurare la mamma: nella maggioranza delle donne questa patologia viene tenuta nei limiti grazie a modifiche della dieta e all’attività fisica, solo in caso queste non bastassero si dovrebbe iniziare una terapia adeguata.
Se una mamma ha il Diabete Gestazionale è importante che monitori la glicemia , cercando di mantenerla nei range di sicurezza per la tutela sia di sè stessa che del piccolo.

Un piccolo consiglio, per le gestanti  che devono sottoporsi alla curva glicemica: non mangiate cibi troppo complessi o troppo calorici nei giorni precedenti alla misurazione.
In gravidanza si ha di base una maggior predisposizione ad un rialzo della glicemia, proprio a causa degli ormoni presenti e se si evitano cibi troppo calorici riusciamo a diminuire la possibilità di falsi positivi.
In bocca al Lupo!

Ostetrica Stefania

Bibliografia:

LG Assistenza alla Gravidanza Fisiologica, 2011, ISS.
Potrete trovarle a questo link.

Dopo il Parto · Gravidanza · Salute al Femminile

Chi Sono.

Inanzi tutto benvenuta!

Mi chiamo Stefania, sono una giovane ostetrica innamorata del proprio lavoro.Mi sono laureata presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca con una tesi riguardante il partogramma (grafico utilizzato nelle sale parto per rappresentare il travaglio) ed il suo utilizzo, nell’ottica di fornire la migliore assistenza possibile alle donne .

Già dall’università sognavo di poter lavorare con le mamme per “più tempo”: conoscerle in gravidanza, accompagnarle durante il parto e proseguire anche dopo la nascita del piccolo.
Ora lavoro con le donne, per le donne: mi occupo di assistenza in gravidanza, durante il travaglio ed parto e nel puerperio. Promuovo l’allattamento al seno, l’alto contatto, la scelta consapevole ed informata.
Credo fermamente nella presenza dell’ostetrica discreta, nel rispetto della persona, dell’identità soggettiva e soprattutto delle emozioni.

Mi piace aiutare le mamme ed i papà a scoprirsi potenti: realizzare la possibilità di scegliere per il proprio bambino e per il proprio benessere.
Attraverso la curiosità, l’informazione: aiutare la scoperta dei numerosi canali esistenti, senza accontentarsi delle spiegazioni preconfezionate. Riuscire a perdere la paura di domandare il perchè delle cose e al contrario pretendere che la risposta sia argomentata e ben articolata, non ridotta ad un semplice “si è sempre fatto così”.
Voglio essere una figura assistenziale presente in qualsiasi momento di bisogno della mamma, della coppia e del bambino.
In una società sterile e arrivista è bello potersi ritagliare un cantuccio dove pensare che il passato è ancora vicino: l’ostetrica condotta non è un’utopia.
Riscopriamo l’importanza del sorriso, dell’ascolto e dell’aiuto; la possibilità di ricevere sostegno direttamente a casa oppure quella di condividere le proprie preoccupazioni e le proprie paure in un cerchio di donne, esiste… e fa stare bene!

Spero di poter fornire la migliore assistenza possibile per ogni mamma che incontro, mettendoci attenzione, competenza e amore.

Ostetrica Stefania